Come spiegare il coronavirus ai bambini

I consigli della psicoterapeuta Francesca Grotta e un decalogo diffuso da Telefono Azzurro per contrastare la diffusione di informazioni discordanti. Comunichiamo ai nostri figli, con chiarezza e senza sensazionalismi, quanto sta accadendo

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Come spiegare il coronavirus ai bambini

Scuole chiuse, attività sportive bloccate e momenti di aggregazione ridotti al minimo. Anche la vita dei bambini in queste settimane è messa a dura prova. I nostri figli da un giorno all’altro si sono ritrovati a essere privati della routine quotidiana e al contempo a subire una sovraesposizione a informazioni, sui media e sui social, che riguardano quasi esclusivamente l’emergenza coronavirus.

«Fondamentale è non trasmettere ai più piccoli un sentimento di ansia: questo può essere tradotto nel non dare troppe informazioni», suggerisce Francesca Grotta, psicoterapeuta del Centro Medico Santagostino, specializzata in Neuropsicologia dello Sviluppo. «Basta dire che la scuola è chiusa perché c’è un virus, senza aggiungere troppi dettagli. Del resto i bambini, soprattutto sotto i dieci anni, hanno una capacità di comprensione parziale rispetto a concetti così astratti. Hanno piuttosto bisogno di un ambiente tranquillo e sereno. Evitare, inoltre, le misure eccessive come quella di mandare i bambini dai nonni, è sicuramente preferibile che rimangano accanto ai genitori».

Mediare e selezionare le informazioni dei media

«Le notizie sui media e social media possono costituire esperienze stressanti per chi le fruisce, soprattutto per i bambini e gli adolescenti», ha detto Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro, ribadendo che «la chiusura delle scuole, la sospensione delle attività sportive, la ricerca di mascherine e di disinfettanti possono impattare gli equilibri di una famiglia».

«Gli stimoli che provengono dai media andrebbero mediati dai genitori. I bambini fino ai dieci anni potrebbero non saper gestire emotivamente alcune immagini», spiega la dott.ssa Grotta. «La situazione cambia per i preadolescenti, dagli 11 anni, che cominciano ad avere bisogno di informazioni. Con loro guardiamo insieme il telegiornale, a pranzo e a cena. Bandito invece il flusso continuo di notizie, il resto della giornata va dedicato ad altre attività».

Importante, da parte dei genitori, è informarsi adeguatamente attraverso fonti ufficiali come il Ministero della Salute che ha diffuso, fra l’altro, i 10 comportamenti da seguire per evitare il contagio.

Come spiegare ai bambini il nuovo coronavirus

Come spiegare a bambini e adolescenti  la situazione attuale del nostro Paese? Telefono Azzurro ha creato un decalogo a supporto di questo non semplice compito che coinvolge i genitori. Una serie di consigli per contrastare la circolazione di informazioni spesso discordanti che possono «generare confusione e condurre a sentimenti di paura e disagio», ha aggiunto il presidente Caffo. «Spiegare ai bambini cosa sta succedendo con un linguaggio chiaro e scevro da sensazionalismo è possibile».

«I bambini esprimono i propri sentimenti attraverso disegni o racconti. È un modo per rielaborare quello che sta accadendo nella loro vita», rassicura la psicoterapeuta Grotta. «Lasciamo che esternino anche, eventualmente, la propria paura. Disegnando il coronavirus per come lo immaginano, ad esempio. I genitori non devono interpretare in maniera negativa quella che è l’espressione del momento storico che il bambino sta vivendo».

Informazioni chiare e precise costituiscono il bagaglio necessario per rispondere ai quesiti dei bambini. Rassicurarli di fronte al legittimo disagio che la nuova condizione può provocare, recuperare il tempo in famiglia, creare una routine nelle giornate trascorse in casa, mantenere i contatti con la propria rete sociale sfruttando anche le opportunità del digitale sono alcuni dei suggerimenti racchiusi nel decalogo di Telefono Azzurro.

I consigli sono rivolti anche agli insegnanti, che si trovano a parlare del nuovo coronavirus con gli studenti.

Coronavirus, il decalogo di Telefono Azzurro

  1. Prima di introdurre l’argomento del Coronavirus con i bambini e gli adolescenti, o di condividere notizie, assicurati di esserti informato sufficientemente e tramite fonti attendibili.
  2. Supervisiona, per quanto possibile, l’esposizione dei più piccoli alle notizie a riguardo, prevenendo la sovraesposizione e il controllo eccessivo della situazione.
  3. Cerca di trovare il tempo e la tranquillità necessari per stare insieme ai tuoi figli e offri loro uno spazio di dialogo.
  4. Ascolta tutte le loro domande, anche se ripetitive, insistenti e contraddittorie e rispondi con sincerità. Non fornire troppi dettagli, che potrebbero essere fonti di preoccupazione.
  5. Accogli le loro eventuali paure e timori, anche se possono sembrare eccessivi. Anche se non sei in grado di fornire una risposta specifica, l’importante è essere presenti e preservare la stabilità.
  6. Utilizza parole adatte alla loro età, scegliendo termini comprensibili per spiegare quello che sta succedendo.
  7. Presta attenzione a possibili manifestazioni di paure e di ansia, che possono esprimersi in diversi modi, per esempio, reazioni psico-somatiche o variazioni nel comportamento.
  8. Rassicurali sul fatto che la routine non cambierà totalmente. Cerca di mantenere almeno alcune delle vostre abitudini a casa (per es. gli orari della cena, la visione di un film insieme).
  9. Attenersi alle indicazioni regionali e nazionali è molto importante, al fine di permettere azioni di prevenzione efficaci. Allo stesso tempo, è bene permettere momenti in cui i tuoi figli (e anche tu) possano mantenere i contatti con la propria rete sociale, anche grazie al supporto mondo digitale.
  10. Segui i comportamenti indicati dalle linee guida del Ministero della Salute e promuovi la condivisione di queste buone abitudini all’interno della famiglia.

Come spiegare ai bambini perché non possiamo abbracciarci

Non possiamo salutare abbracciandole le persone a noi vicine. Per spiegare un tale cambiamento sociale ai bambini la psicoterapeuta Francesca Grotta consiglia di ricorrere al tema del vaccino. «Diciamo ai più piccoli che di solito per l’influenza esiste un vaccino, una puntura che ci protegge e ci aiuta a sviluppare le difese. Per questo virus gli scienziati stanno ancora studiando il vaccino. Allora, per proteggere i più deboli – bambini molto piccoli, anziani, disabili – tutti noi dobbiamo essere responsabili. Rinunciamo a un gesto piacevole come salutarci con un abbraccio, per una cosa ancora più bella: proteggere gli altri».