Dal latte alla pappa: lo svezzamento come prima esperienza educativa. Insieme le difficoltà si affrontano meglio

Verso i 5-6 mesi di vita del lattante, il pediatra indica il momento giusto per sostituire il pasto liquido con quello semi-solido. Un'esperienza necessaria dal punto di vista nutrizionale, che ha forti implicazioni psicologiche. Ecco come affrontare al meglio questo momento

Scopri il centro pediatrico
Dal latte alla pappa: lo svezzamento come prima esperienza educativa. Insieme le difficoltà si affrontano meglio

Lo svezzamento consiste nell’introduzione nella dieta del bambino di alimenti diversi dal latte. Si tratta quindi di cereali, verdure, proteine di origine animale (come carne, pesce, uova) e vegetale (i legumi), a eccezione della frutta. Tutti nutrienti che, man mano, vanno a sostituire il pasto di latte.

Perché si svezzano i bambini

Pur essendo il cibo che nei primi mesi di vita fa crescere molto il bambino, il latte è del tutto carente di ferro. Quest’ultimo è indispensabile per la crescita: la sua mancanza determina una minore produzione di globuli rossi e l’insorgere dell’anemia. Ciò significa che i tessuti vengono ossigenati di meno e quindi si rischia un rallentamento e, successivamente, un blocco della crescita.

Quando si svezzano i bambini

All’inizio, il lattante vive e cresce grazie al ferro che la mamma gli ha passato durante la gravidanza, attraverso la placenta. Questa riserva, però, si esaurisce verso i 5-6 mesi di vita. Ecco perché in quel periodo, la sua dieta deve essere integrata con alimenti contenenti il ferro.

L’inizio dello svezzamento è comunque soggettivo: varia da bambino a bambino. È il pediatra che valuta il momento migliore per il singolo neonato, pur rimanendo nella finestra temporale indicata.

Bisogna infatti considerare che questo passaggio dal pasto liquido alla pappa è graduale. Per le prime 2-3 settimane, il bambino prenderà solo degli assaggi. Prima che si arrivi a regime, e sostituire tutto il pasto di latte con della pappa, si impiega circa un mese. Ecco perché alcuni pediatri indicano l’inizio della prima pappa a 5 mesi.

Come inizia lo svezzamento

È importante che lo svezzamento rispetti i tempi e i modi indicati dal bambino, senza imposizioni o accelerazioni. Si inizia con il pranzo, offrendo al piccolo qualche cucchiaio di pappa. Questi ne assaggerà qualcuno e poi il pasto verrà completato con una parte di latte. Via via che i giorni passano, si arriverà alla sostituzione completa del pasto di latte con la pappa.

Come si prepara la prima pappa

La pappa ha una base di brodo, verdura e cereali di vario tipo, a cui poi aggiungere la componente proteica (carne, pesce, uova, legumi). Una volta ben accettata la pappa del mezzogiorno, con cui si inizia, si procede poi a sostituire il pasto serale con la seconda pappa.

È importante che il bambino assuma alimenti freschi, non confezionati, e che – per quanto riguarda verdura e frutta – sia rispettata la stagionalità.

La dieta, poi, deve essere varia: quindi, nei vari pasti bisogna far ruotare sia la tipologia di cereali (ad esempio, farine di mais e tapioca, semolino, mix di cereali; e successivamente pasta, farro, pastina all’uovo, riso, ecc…), sia le proteine.

Come devono essere introdotti i cibi

Per quanto riguarda l’introduzione dei cibi, non ci sono regole rigide. Tutti gli alimenti possono essere assunti fin dall’inizio dal bambino. Con buon senso, si possono offrire alimenti nuovi e più complessi, anche se è preferibile non proporre troppi assaggi diversi nella stessa giornata. Meglio offrire le novità a distanza di qualche giorno tra loro. È importante osservare le reazioni del bambino per cominciare a individuare che cosa gli piace e cosa no.

Non ci sono, però, delle restrizioni: non si devono infatti ipotizzare fenomeni di allergia o intolleranze (compreso il glutine) a priori. Questo perché vi sono studi documentati che dimostrano che più è tardivo l’inserimento di alimenti anche potenzialmente allergizzanti, più è facile che ci sia una reazione allergica da parte del corpo. In pratica, prima l’organismo incontra un alimento, prima lo riconosce come “buono”. Al contrario, più tardi gli viene proposto, più facilmente lo riconoscerà come elemento estraneo e potrà provocare reazioni negative.

Le implicazioni psicologiche dello svezzamento

Passare dal latte alla pappa è un momento molto importante dal punto di vista nutrizionale, ma anche comportamentale.

L’atto del succhiare è infatti molto diverso da quello del mangiare: a livello motorio si tratta di una vera e propria rivoluzione. Si passa, poi, dall’assumere un pasto in braccio alla mamma a una posizione frontale. Infine, un pasto semi-solido cambia nella consistenza e nel gusto rispetto al latte e costituisce per il neonato una prima esperienza di frustrazione.

Il bambino non è più gratificato dalla suzione: dal liquido tiepido e caldo, facile da deglutire, che chi si prende cura di lui gli offre. Ora, deve assumere un alimento dal sapore nuovo, più difficile da ingerire: deve quindi affrontare una delle prime delusioni della sua vita.

Per questo è importante che sia la mamma ad aiutare il piccolo in questo passaggio. È proprio lei che, simbolicamente, rappresenta la nutrice; colei che, in sostanza, lo ha illuso di avere il controllo sulla realtà offrendogli il latte quando aveva fame. Ora, lo può consolare rispetto a un’esperienza di frustrazione.

Una consolazione nel senso etimologico del termine: cioè alleviare il dolore “con” (ovvero, “insieme a”) qualcuno. È uno schema di approccio alla realtà che, se attuato positivamente, avvia un primo modello di comportamento efficace, insegnando che le difficoltà si possono superare insieme, perché non si è da soli.