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Come calmare il pianto del neonato: istruzioni e consigli

Il pianto è una richiesta d'aiuto che il bambino – che ancora non sa parlare – invia agli adulti che lo accudiscono. Basta mettersi in ascolto per imparare a riconoscere le diverse tipologie e agire di conseguenza

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Come calmare il pianto del neonato: istruzioni e consigli

Nessun pianto è uguale a un altro, ma tutti i bambini piangono nello stesso modo e per le stesse motivazioni. Con un po’ di esercizio, per mamme e papà non ci saranno segreti nel decifrare le diverse tipologie e agire di conseguenza per soddisfare i bisogni dei propri figli e calmare il pianto del neonato.

I diversi pianti del neonato

Non bisogna spaventarsi perché i bambini piangono: per loro si tratta di un modo per comunicare. Non sapendo parlare, è proprio attraverso questo segnale che chiedono aiuto agli adulti che hanno vicino.
Secondo le più diverse teorie psicologiche, esistono quattro differenti tipologie di pianto, che hanno diverse specifiche e, a loro volta, delle sottoclassi:

  • il pianto di soddisfazione, o di sperimentazione del sé. Spesso associato a versetti, prove della voce, sospiri. Attraverso questo tipo di pianto, il piccolo sperimenta il proprio corpo;
  • il pianto di dolore o fastidio. Ad esempio, il pianto da pannolino sporco; da coliche gassose, spesso associato a movimenti muscolari di flesso-estensione degli arti inferiori; piuttosto che il pianto nell’esordio dell’otite associato al toccarsi l’orecchio che risulta ammalato. Quando il pianto di questo tipo diviene incontenibile e non si calma nemmeno con le coccole, con la presenza del genitore, o con i presidi antidolorifici che si sono concordati con il medico curante, allora è utile una visita medica di controllo;
  • il pianto di angoscia e di separazione, che interviene nel momento in cui il bambino vede la mamma uscire dalla stanza, o quando – più grande – inizia l’inserimento al nido;
  • il pianto di frustrazione o di rabbia, che è il pianto del capriccio, il pianto del “non poter avere” ciò che desidera.

Altri tipi di pianto

Il pianto da fame, invece, è una categoria a parte, perché spesso presenta dei segni premonitori: dallo schiocco della lingua al girare la testa dall’alto verso il basso e da un lato verso all’altro, alla ricerca del seno o del biberon; fino a succhiarsi il dito. Solo successivamente, il bimbo irrompe in un pianto inconsolabile che si placa solo nutrendolo.

Molto fa anche il momento in cui il pianto si verifica. Il pianto serale, per esempio, è facilitato dalla stanchezza o, molto spesso, dall’iper-eccitamento proveniente da stimoli esterni, come la tv, lo smartphone o i giochi.

Come calmare il pianto del neonato

Considerando tutte queste variabili, chiaramente il pianto diventa una componente fondamentale della relazione genitore-figlio. Per questo, non esiste un modo universale per gestire il pianto del bambino.

È invece importante imparare gradualmente a gestire i diversi tipi di pianto del proprio bambino per costruire una buona relazione genitore-figlio.

Un ruolo importante in questo apprendimento è svolto dai medici che devono rassicurare i genitori nel sentirsi adeguati nella gestione delle richieste del figlio, sia quando è neonato fino a quando è adolescente.