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I bambini autistici sono tutti uguali: sfatiamo questa e altre bugie sull’autismo

C’è ancora molta disinformazione sui bambini affetti da un disturbo dello spettro autistico. Abbiamo fatto un po’ di chiarezza con il nostro neuropsichiatra infantile, Alessandro Ghezzo

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I bambini autistici sono tutti uguali: sfatiamo questa e altre bugie sull’autismo

«L’autismo è un disordine neuropsichico infantile, che può comportare gravi problemi nella capacità di comunicare, di entrare in relazione con le persone e di adattarsi all’ambiente». È questa la definizione di «autismo» che si trova sul sito del Ministero della Salute.

È un «disturbo pervasivo dello sviluppo», che può manifestarsi con gradi diversi di variabilità: non a caso si parla di «disturbi dello spettro autistico». C’è però ancora tanta disinformazione su questo tema, ecco perché insieme al dottor Alessandro Ghezzo, Medico Chirurgo specialista in Neuropsichiatria Infantile del Centro Medico Santagostino, abbiamo stilato un elenco di falsi miti che aleggiano sull’autismo per sfatarli.

I dati

La diffusione di questa condizione sarebbe in aumento e interesserebbe un individuo su 59 fra i bambini di 8 anni, con i maschi colpiti 4-5 volte di più rispetto alle femmine (dati del CDC di Atlanta, Centers for Disease Control and Prevention).

Secondo l’Osservatorio Nazionale per il monitoraggio dei disturbi dello spettro autistico, in Italia un bambino su 77 (età 7-9 anni) presenta un disturbo dello spettro autistico con una prevalenza maggiore nei maschi (4,4 volte in più rispetto alle femmine).

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Spettro autistico sintomi

Come si legge sul sito del Ministero della Salute, i sintomi dell’autismo sono vari e dipendono «da un alterato sviluppo del cervello. Chi ne è affetto presenta problemi di interazioni sociali, problemi di comunicazione (verbale e non) e comportamenti ripetitivi. Possono essere inoltre presenti disabilità intellettiva, alterazioni della coordinazione motoria, disturbi gastro-intestinali».

Si tratta di problemi che in alcuni casi insorgono già nella prima infanzia, verso il secondo e terzo anno di vita, e persistono per tutta la vita. A oggi, infatti, «non esistono cure definitive, ma sono disponibili trattamenti che possono essere d’aiuto».

I falsi miti sul disturbo autistico

Dei bambini autistici si pensa che siano spesso super-dotati, che non siano in grado di avere relazioni sociali e che basti una terapia psicologica per risolvere il problema. «Sono tutti falsi miti che non corrispondono alla realtà» specifica il neuropsichiatria infantile Alessandro Ghezzo. Ecco cinque leggende da sfatare:

1. I bambini autistici sono tutti uguali

Falso. «Anche se ci sono alcuni elementi in comune, ognuno ha un proprio profilo comportamentale e di sviluppo che lo rende unico. La peculiarità personale deriva non solo dalla naturale differenza tra individuo e individuo, ma anche dalla definizione stessa di “Disturbo dello spettro autistico” che raggruppa in sé un’enorme variabilità (uno spettro, appunto) di situazioni cliniche».

2. I bambini autistici non sanno avere relazioni con gli altri

Falso. «Dipende dalla gravità del quadro clinico. Ma anche nei casi più impegnativi si può trovare un canale di comunicazione e di relazione reciproca, che non necessariamente passa per le normali modalità e spesso richiede molta pazienza, lavoro e disponibilità da parte di tutte le persone che si relazionano con il bambino».

3. I bambini autistici hanno tutti qualità straordinarie, ad esempio ricordano tutto l’elenco telefonico come Raymond Babbitt (Dustin Hoffman) in “Rain Man”

Falso. «Il tipo di autismo che ha il personaggio di Dustin Hoffman in “Rain Man” è molto raro. La straordinarietà sta più nelle capacità di genitori, fratelli e sorelle, nonni, educatori, insegnanti e terapisti che lavorano quotidianamente per far emergere le capacità di bambini che altrimenti farebbero fatica ad esprimere le proprie potenzialità».

4. Basta uno psicologo per risolvere l’autismo

Falso. «Magari! Ci vuole un lavoro corale che richiede tanta disponibilità e pazienza. Bisogna affrontare non solo gli aspetti cognitivi e comportamentali, ma anche quelli internistici (intestino in primis), lo stress ossidativo e gli aspetti infiammatori e sistemici».

5. L’autismo “passa” quando si cresce

Falso. «Questo è un tema molto delicato e controverso, che è fortemente condizionato dalla nostra ignoranza sulle cause delle varie forme del Disturbo dello Spettro Autistico e dal fatto che la diagnosi è esclusivamente clinica, basata sull’osservazione strutturata del comportamento, e non abbiamo ancora a disposizione dei biomarcatori che ci permettano di fare diagnosi con certezza (anche se recenti ricerche hanno riportato dati molto promettenti su potenziali biomarcatori)».

«I dati della Letteratura ci dicono che alcuni bambini possono uscire dalla diagnosi di Disturbo dello spettro autistico, ma che non si tratta di una vera e propria guarigione, nel senso medico di “restitutio ad integrum”. Molte ricerche sull’outcome dell’autismo indicano chiaramente che il quadro clinico può modificarsi, e anche di molto, specie se si interviene precocemente».

«Personalmente, non ho mai visto un bambino che non si modifichi se si comincia a prendere in carico lui e la sua famiglia. Il fatto che alcuni cambino di più e altri di meno è oggetto di studio e capire il perché di questa differenza di evoluzione è la vera sfida».

Come detto sopra,«non è stata ancora individuata la causa (verosimilmente le cause) del Disturbo dello spettro autistico. Solo in una minoranza di casi si riesce a risalire a una causa biologica che abbia influenzato il processo del neurosviluppo. Questa nostra ignoranza sulla eziologia si riflette anche sulla prognosi: perché alcuni bambini migliorano di più rispetto ad altri? Certamente il livello cognitivo conta, ma non è l’unico elemento ad entrare in gioco. Ci vuole tanta ricerca, soprattutto sugli aspetti biologici che sottendono il disturbo del neurosviluppo. La strada è lunga ma sono sicuro che si arriverà a una risposta»