Disturbi specifici dell’apprendimento: quali sono e che cosa si può fare

Dislessia, disortografia, discalculia e disgrafia. Sono questi i nomi dei DSA che possono presentarsi nei bambini. Ecco come riconoscere questi disturbi e trattarli

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Disturbi specifici dell’apprendimento: quali sono e che cosa si può fare

Difficoltà a leggere, a scrivere e a far di calcolo: sono questi i problemi che i bambini possono manifestare quando crescono condizionando il loro sviluppo e, talvolta, la loro serenità.

Quali sono i disturbi specifici dell’apprendimento

«Un bambino su 30 (circa il 4% del totale) soffre di uno o più disturbi specifici dell’apprendimento. I DSA si suddividono in quattro categorie: dislessia, disortografia, discalculia e disgrafia. Si tratta però di etichette molto generiche, che vengono applicate a bambini con difficoltà cognitive anche molto diverse» spiega Michele Marotta, psicologo e psicoterapeuta specializzato in Neuropsicologia dello Sviluppo del Centro Medico Santagostino.

Al momento, le cause di questi disturbi non sono note. «Gli studiosi ipotizzano che siano legati a caratteristiche neurobiologiche-cognitive delle persone che li manifestano» continua il neuropsicologo.

I DSA non sono delle malattie e, per questo, non esistono farmaci che li curino. «Attraverso specifici trattamenti, ad esempio neuropsicologici e/o logopedici, si possono però abilitare e riabilitare le persone che li manifestano e migliorare le loro abilità di lettura, scrittura e calcolo».

Disturbi specifici dell’apprendimento: quali sono

Vediamo nel dettaglio quali sono le caratteristiche di dislessia, disortografia, discalculia e disgrafia, per poterle riconoscere e intervenire.

1. Dislessia

«Non esiste un solo tipo di dislessia, ma ci sono però dei tratti comuni che accomunano i bambini dislessici. Questi hanno problemi relativi alla velocità e/o alla correttezza della lettura: leggono più lentamente rispetto agli altri e fanno molti errori come omissioni, sostituzioni o inversioni di lettere. Spesso, anche la comprensione del testo scritto risulta difficoltosa per loro».

Per valutare queste difficoltà di lettura non si considera l’età anagrafica, ma quella di scolarizzazione. «Ciò significa che la dislessia non è legata al fatto che un bambino sia più piccolo rispetto ai suoi compagni di classe».

2. Disortografia

La disortografia è un disturbo legato all’aspetto ortografico della scrittura. «I parametri presi in considerazione per valutare questa problematica sono: il numero, la qualità e la tipologia di errori commessi dallo studente».

È una valutazione differente da quella che potrebbe fare un’insegnante: «se un bimbo ha problemi a coniugare i verbi non significa che abbia un problema di disortografia. Questa problematica, infatti, coinvolge un processo cognitivo che riguarda la traduzione dei suoni che compongono le parole in simboli grafici: ad esempio, confondere la “b” con la “p”, omettere delle lettere o non riconoscere le doppie».

3. Discalculia

È un disturbo che coinvolge diversi aspetti delle capacità di calcolo ed elaborazione dei numeri: ad esempio fare semplici calcoli a mente, automatizzare le tabelline, quantificare, mettere in ordine e contare. «Nella quotidianità potrebbe avere difficoltà a gestire un resto al supermercato o difficoltà anche in altri ambiti e discipline oltre la matematica, ad esempio in storia nella rappresentazione della linea del tempo».

Rispetto agli altri, è forse il disturbo più complesso da capire non solo per alunni genitori e insegnanti ma anche per gli esperti, perché ancora non ci sono studi definitivi sul tema.

4. Disgrafia

La disgrafia è un disturbo che riguarda gli aspetti motori legati all’atto di scrivere. «Un bambino disgrafico, ad esempio, può avere problemi di coordinazione fine-motoria».

In genere, si nota una lentezza esecutiva nella scrittura, soprattutto nel corsivo, e una scarsa leggibilità dei componimenti.

Come funziona la diagnosi dei DSA

«Stando ai manuali, la diagnosi di DSA avviene una volta iniziata la scuola elementare. La diagnosi di dislessia e disortografia può essere fatta al termine della seconda elementare – continua l’esperto –. La discalculia, invece, alla fine della terza elementare. Per la disgrafia c’è un po’ di incertezza nel mondo scientifico: alcuni aspettano la fine della seconda elementare, altri la fine della terza».

Questo non significa che se un bambino ha dei problemi non possa essere aiutato anche prima. «Se un bambino più piccolo, inserito all’interno del percorso scolastico della scuola primaria, manifesta delle difficoltà, si può andare da uno specialista per fare una valutazione».

Questo può avvenire già dalla seconda metà della prima elementare, cioè verso il mese di gennaio dell’anno scolastico. «In questo caso, si può valutare un ritardo di apprendimento rispetto a ciò che ci si aspetterebbe rispetto alla sua età».

I test di valutazione

Le prove possono essere “analogiche”, che cioè utilizzano carta e penna, o computerizzate e non sono invasive per il bambino.

«Questi test valutano le abilità strumentali di lettura, scrittura e calcolo del bambino. E anche la funzionalità dei processi cognitivi, come l’intelligenza, la memoria, l’attenzione, il linguaggio, la percezione e le abilità prassiche (cioè la capacità di compiere correttamente gesti coordinati e diretti a un determinato scopo)».

Una volta effettuata la diagnosi, si ottiene un certificato valido ai fini scolastici, secondo quanto previsto dalla legge n. 170/2010 intitolata “Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico”. La legge prevede forme didattiche adeguate, strumenti compensativi, supporti all’insegnamento e misure dispensative che le scuole devono adottare nei confronti degli studenti con DSA.

L’équipe del Centro Medico Santagostino è autorizzata dalla ATS Milano città metropolitana a rilasciare tale certificato. Qui il link all’ambulatorio.

Come intervenire

«I bambini che hanno uno o più disturbi specifici dell’apprendimento hanno un rischio maggiore di psicopatologia nella vita quotidiana, come disturbi d’ansia, dell’umore, della relazione o sociali. Le ricadute sono pesanti e possono incidere notevolmente sulla crescita del bambino che, a seconda delle sue caratteristiche, può sviluppare problemi di autostima, emotivi o relazionali, motivazionali e d’umore».

Si tratta quindi di bambini più delicati e fragili dal punto di vista emotivo, che vanno protetti. Spesso infatti hanno un vissuto di frustrazione o sono presi di mira dai propri compagni come quelli “diversi” o loro stessi temono di essere “diversi” (nell’accezione negativa del termine).

«Per questo è bene che, oltre ai trattamenti di potenziamento o di abilitazione/riabilitazione specialistici mirati a migliorare le capacità e le abilità congnitive sottostanti i processi di lettura scrittura e calcolo, si dia al bambino anche un supporto psicologico. È per questo, ad esempio, che al Centro Medico Santagostino abbiamo previsto all’interno della nostra équipe la presenza di neuropsichiatri, logopedisti, ma anche psicoterapeuti».